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Melata
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La mwbwmelata, detta anche mwcamiele di melata, è una mwcqsecrezione mwcgzuccherina emessa dalla maggior parte dei mwcwRincoti Omotteri che si nutrono della mwdalinfa delle mwdqpiante. Rappresenta un substrato alimentare fondamentale per la nutrizione di un elevato numero di mwdginsetti mwdwglicifagi e di alcuni mweafunghi mweqsaprofiti e, presso alcune popolazioni, anche per l'mweguomo. In ambienti con scarsa disponibilità di piante mwewnettarifere è inoltre utilizzata dalle mwfaapi per la mwfqproduzione del miele.

Contents

Danni
Note

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Origine

La melata è costituita dagli mwhgescrementi liquidi prodotti da un adattamento fisiologico di insetti mwhwfitomizi che si nutrono esclusivamente di linfa. La dieta a base di linfa è sbilanciata a causa dell'elevato tenore in zuccheri e del basso tenore in mwiaamminoacidi, perciò per soddisfare il proprio fabbisogno azotato, questi insetti devono assumere quantità sproporzionate di linfa di cui dovranno scartare buona parte dell'acqua e degli zuccheri disciolti.cite-ref-bioapi-1-0[1]

La maggior parte degli mwjgOmotteri dispone di un adattamento anatomo-fisiologico dell'mwjwapparato digerente, detto camera filtrante, che consiste in un sistema mwkqbypass localizzato all'inizio dell'mwkgintestino medio (mesentero): la camera filtrante funziona come un dispositivo di mwkwdialisi che filtra l'acqua e gli zuccheri deviandoli nell'mwlaintestino posteriore (proctodeo). Lo scopo di questa deviazione è quello di concentrare il substrato alimentare sottoposto alla digestione vera e propria prevenendo l'eccessiva diluizione dei succhi mwlqenzimatici dell'intestino medio.

L'acqua e gli zuccheri scartati dalla camera filtrante confluiscono nella parte finale del tubo digerente e vengono espulsi dall'mwlwano sotto forma di goccioline. Le gocce di melata rimangono sulla superficie dei vegetali; l'emissione può raggiungere quantità tali da sgrondare imbrattando le parti sottostanti. Da qui vengono raccolte da mwmaapi, mwmqformiche e altri insetti che se ne nutrono.

Gli insetti che producono melata sono numerosi, in particolare si citano le mwmwpsille, gli mwnaaleirodidi, le mwnqcocciniglie (eccetto i mwngDiaspini), gli mwnwafidi (eccetto gli mwoaadelgidi e le mwoqfillossere), le mwogcicaline sensu lato.

Utilità

Per il suo tenore zuccherino, la melata rappresenta una fonte alimentare anche per gli esseri umani. L'utilizzo diretto della melata ha contesti circostanziati in quanto interessava popolazioni la cui sussistenza si basava fondamentalmente sulla raccolta in ambienti aridi o desertici. La raccolta della melata era attuata da alcune tribù indigene della mwqwSierra Nevada e del mwraGran Bacino, da popolazioni del mwrqSudafrica, dagli mwrgaborigeni australiani e da popolazioni stanziate in mwrwMedio Oriente fra la mwsaMesopotamia e l'mwsqEgitto.cite-ref-2[2]

La melata è importante sotto l'aspetto mwtwecologico in quanto rappresenta il substrato alimentare per gli adulti glicifagi di un notevole numero di specie di insetti, in periodi in cui scarseggia la disponibilità di nettare. Molte di queste specie fanno capo agli ordini dei mwuaDitteri e degli mwuqImenotteri e sono da considerarsi utili perché le loro mwuglarve, entomofaghe, sono un importante fattore di controllo naturale degli insetti mwuwfitofagi. Nella dinamica di un mwvaecosistema naturale o sufficientemente non degradato, la melata entra dunque come parte integrante della catena alimentare.

Miele di melata

Maggiormente diffuso è invece l'utilizzo indiretto della melata sotto forma di mwvwmiele.

In ambienti dove è scarsa la fioritura, infatti, le api ricorrono alla melata come fonte zuccherina alternativa al nettare, o anche in periodi in cui non ci sono altre fioriture cospicue. In mwwqItalia gli ambienti tipici per la produzione del miele di melata erano le mwwgforeste di mwwwconifere di montagna (abetine), associazioni vegetali in cui scarseggia per buona parte dell'anno la disponibilità di piante mellifere da bottinare. Dagli mwxaanni ottanta si è però diffusa, soprattutto nell'Italia centro-settentrionale, un mwxqfulgoroideo di origine mwxgnordamericana, la mwxwmwyaMetcalfa pruinosa (mwyqHomoptera: mwygFlatidae). Questo fitomizo, estremamente polifago, ha colonizzato gli ambienti collinari ed è di difficile controllo, perciò le sue popolazioni raggiungono ogni anno densità tali da rendere significativa la produzione di melata. La maggior parte del miele di melata prodotto in Italia, infatti, deriva attualmente dalla melata bottinata dalle api in ambienti collinari, in occasione di infestazioni di metcalfa. Per questo motivo il miele di melata è detto spesso anche mwzamiele di metcalfa.

Il miele di melata ha sapore molto meno dolce di quelli prodotti a partire dal nettare, non cristallizza e si presenta particolarmente scuro, aromatico e denso e il gusto può ricordare il caramello. Presenti in buona quantità anche calcio, magnesio, sodio e potassio e ferro.

Danni

A fronte della sua utilità, limitata a contesti socioeconomici circoscritti o ad ambiti ecologici non degradati, la melata è un fattore di danno dal punto di vista agronomico. L'abbondante emissione di melata, in mwcqagrosistemi in cui è compromessa la mwcgbiodiversità, rappresenta il substrato ideale per l'insediamento dei mwcwfunghi agenti della mwdafumaggine. Questa, sviluppandosi sulla superficie delle foglie, impedisce la mwdqfotosintesi e interferisce perciò nel bilancio energetico delle colture, contribuendo alla decurtazione della produzione e al deperimento delle piante.

A questo danno si aggiunge anche quello qualitativo derivante dall'imbrattamento dei prodotti da parte della melata e della mwdwfumaggine. Pur trattandosi di un danno puramente estetico, la presenza di melata, di consistenza vischiosa, e della fumaggine, di colore nerastro e consistenza polverulenta o crostosa, è sgradita ai consumatori, ed è perciò causa di un deprezzamento commerciale.

Infine va considerato il danno derivante dalla simbiosi fra le formiche e gli afidi. Allo scopo di sfruttarne la produzione di melata (sostanza zuccherina di cui si cibano), le formiche favoriscono la diffusione degli afidi trasportandoli su piante e germogli non attaccati, interferiscono con la loro moltiplicazione inibendo la comparsa delle mweqvirginogenie attere e causando l'incremento della popolazione, proteggono gli afidi dai loro predatori. Ne è un esempio il fatto che le formiche attaccano le coccinelle che si cibano di afidi. Nel complesso, perciò, la simbiosi è un fattore di predisposizione che favorisce l'incremento delle popolazioni afidiche a danno delle colture.

Note

cite-note-bioapi-11. mwgamwgqmwggIl miele di melata, su mwgwbioapi.it. mwhaURL consultato il 12 aprile 2016 mwhq(archiviato dall'mwhgurl originale il 25 aprile 2016).
cite-note-22. Gene R. DeFoliart. mwigmwiwThe Human Use of Insects as a Food Resource: A Bibliographic Account in Progress mwjaArchiviatomwjq l'11 marzo 2003 in mwjgInternet Archivemwjw.. (mwkqin mwkginglese).

Voci correlate

• mwmaHomoptera
• mwmgFumaggine

Altri progetti

Altri progetti

• Wikizionario
• Wikimedia Commons

• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «melata»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su melata

Collegamenti esterni

• mwnwCARATTERISTICHE DEI PRINCIPALI MIELI UNIFLORALI (2), su informamiele.it. URL consultato il 17 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2014).